2014/11/17

Cava d'Ispica e il suo fascino di Susan Clarke


Cava d'Ispica e il suo fascino

Storia di viaggiatori inglesi


Susan ciao,


Claire ed io abbiamo gradito moltissimo il tuo regalo “Il fascino della Cava, Storia di viaggiatori inglesi a Cava Ispica. Bello il libro, bellissime le dediche.


Ho letto il tuo lavoro con attenzione, ma prima mi è piaciuto sfogliarlo, ed ho molto apprezzato la copertina, il formato, l’impaginazione, le foto e i disegni di Gino Cannata, soprattutto quello delle lettighe.


Ho avuto subito l’impressione di trovarmi davanti a un’opera di grosso impegno. Questo mi sono trovato a dire a Claire non appena sono entrato nella lettura delle prime pagine.


Mano a mano che avanzavo, però, le impressioni diventavano concetti e si tramutavano in giudizi. Così, mi sono convinto che il libro ha svariate chiavi di lettura.


La prima riguarda proprio te, il tuo carattere, la tua cultura, la tua sensibilità per le cose belle, il modo di raccontare, che ti hanno fatto realizzare un lavoro di ricerca attento, scrupoloso nella ricerca dei particolari, fatto con tanto amore e tanta sincerità. Tutto quello che scrivi, difatti, è il risultato di una ricerca e di un impegno ammiravole e, oserei dire, commovente per l’attenzione e la cura con lui tratti l’argomento.
Il secondo punto riguarda il contenuto dell’opera rivolto sia alla Cava d’Ispica, alla sua storia antica, ai ricordi di un passato custodito fra quelle pietre, sia ai viaggiatori inglesi che nei secoli passati hanno per primi intuito la bellezza e l’importanza del sito da un punto di vista archeologico e da un punto di vista naturalistico. Tutto questo messo indirettamente, ma continuamente, a confronto con una cultura locale (quella odierna) distratta, forse anche insensibile, che non si rende conto del valore di questo scrigno, che custodisce i tesori della nostra storia arcaica giunta fino a noi dalla notte dei tempi.


Ma, nel libro c’è dell’altro. Ci sono i disegni su Modica e su Cava d’Ispica che tu sei riuscita a scovare nella case private britanniche, nelle biblioteche d’Europa e d’America, testimonianze visive del nostro passato, ma nello stesso tempo scoperta di pittori che devono essere valorizzati come artisti, oltre che come semplici visitatori di passaggio. Le parole che vengono fuori da questi diari (quelli che tu riporti) sono pieni di elogi per la valle e per la sua storia. Come dire che a questo giudizio potrebbero fare eco i giudizi di altre persone, se la comunità modicana si attivasse per rendere la zona accessibile a nuovi visitatori, capaci di potenziare il turismo, anche se a tutt’oggi Cava d’Ispica continua ad essere apprezzata solo da pochi e sensibili amanti della natura e della storia affascinante che Cava d’Ispida custodisce custodisce in questo magico sito. 

Parlo soprattutto di te, oltre che dei turisti del passato e della famiglia Barry e Margaret Williamson, che di recente si è aggiunta al numero dei visitatori del passato.


Ma, in questa ricerca e nelle importanti pagine di diario dei visitatori del passato si leggono ancora altre notizie sulla vita e sugli abitanti del luogo che fino a poco tempo fa vivevano nella Cava. Erano discendenti dei più antichi abitanti del luogo? Erano veramente trogloditi come vengono definiti dai visitatori inglesi? Con configurazione fisiognomica diversa? E come si nutrivano? miele? frutta? erbe selvatiche? Ed erano ospitali? Anche questi argomenti vengono sfiorati nel tuo lavoro. E lo rendono interessante.


Per non dire della ri-scoperta di Edward Lehar, eccellente pittore, ma soprattutto poeta di Limericks, filastrocche forse, che rivolgono la loro attenzione più alla musica e alle misteriose assonanze delle parole piuttosto che al contenuto logico del verso.


Insomma, in questo libro ci sono molte cose interessanti che non sapevamo, comprese le notizie sulla prime guide turistiche scritte e pubblicate oltre un secolo fa da scrittori di mestiere per i turisti inglesi.


Che dire per ultimo? Che ho apprezzato la chiarezza della prosa, la sua scrittura “diaristica”, dove tu descrivi tutto in modo lineare, funzionale, organico, esaustivo. Al punto che io non mi sono mai stancato di leggere, gustare e apprezzare il tuo lavoro, e come modicano ringraziare per questo bel libro che rappresenta per il nostro ambiente una sorta di pietra lanciata nello stagno. Lo scopo è difatti anche quello di interessare l’ambiente sull’argomento “Cava d’Ispica”, per scuotere l’attenzione delle persone dal torpore nel quale spesso si trovano a vivere. Per non dire che Cava d’Ispica non rappresenta per tutti noi un evento culturale o ecologico, ma è anche e soprattutto una realtà turistica ed economica.

Nel salutarti ti auguro un largo successo per questo lavoro che merita tanto.


Gino & Claire
   
P.S. Botanica. Visitando Cava d’Ispica, sul lato destro, che è quello ombreggiato è possibile incontrare cespugli di Erica nostrana. Notizia importante.


Storia di Cava d’Ispica. Il sito non è stato abitato da 4000 anni come qualche visitatore ha scritto per mettersi al sicuro, ma.. potrebbe esser stato abitato già da 40.000 o 80.000 anni. Basta guardare attentamente le grotte crollate nei millenni, delle quali resta solo un impercettibile segnale.


Va detto che, proprio negli Iblei si ritrovavano le ideali condizioni di vita per gli uomini arcaici e, come si dice, primitivi:


  1. Ripari sotto roccia e comunque roccia calcarea friabile che consentiva la realizzazione di ripari artificiali (grotte).
  2. Ricchezza di acque (Busaidone era il fiume, ma era alimentato da tantissime sorgenti che esistono tuttora). E uomini e animali hanno sempre privilegiato siti ricchi di acque.
  3. Vegetazione spontanea   
  4. Ricchezza di selvaggina


Purtroppo non sono state fatte ricerche archeologiche in questa direzione. Qui da noi,se l’archeologo scava, si trova affascinato e interessato solo da reperti di cultura greca che fa da fuoco di sbarramento e impedisce di andare indietro nel tempo. Però, il Solarino nella sua Contea di Modica, fa accenni a quello che a me pare di poter sostenere. Si tratta di ipotesi. Ma varrebbe la pena verificarle attentamente e se possibile scientificamente.


Il nome Cava d’Ispica: Tu scrivi spesso, (non sempre) “Cava Ispica” seguendo un suggerimento che a suo tempo diede Duccio Belgiorno e suo fratello Ciccio, che da intellettuali modicani affermarono che, se si pronunziava o si scriveva “Cava d’Ispica” significava che la Cava apparteneva ad Ispica (campanilismo modicano?) invece, sostenevano loro,  la Cava era modicana, il territorio modicano e Ispica nonc’entrava niente con questa. Ma la parola “Cava Ispica” è discretamente cacofonica, e poi? Da quando ero piccolo si diceva “Vado a Cava d’Ispica”, anzi si diceva “Staju jennu a cava r’Ispica”.


Tu adesso, con il tuo libro hai un ruolo, un compito e una responsabilità: quello di sistemare linguisticamere ed eufonicamente il termine. D’altro canto il prof. Uccio Barone, che non è secondo a nessuno, qui in zona, nella sua bellissima introduzione scrive sempre “Cava d’Ispica”.


P.S. Gradirei sapere se, trovando qualche refuso tipografico lo vuoi essere segnalato. A presto,

2014/07/17

DEMOCRAZIA ED ECCESSI DI POTERE

Democrazia 
Piramide Sociale


   Immaginiamo venticinque polli in un pollaio. L’etologia afferma che il pollo-alfa beccherà ventiquattro polli, il pollo-beta ne beccherà ventitré, ma sarà beccato dal capo. L’ultimo pollo della catena verrà beccato da tutti. È questa la legge della natura alla quale sottostanno anche gli umani. Tutte le società animali hanno struttura gerarchica: in basso i deboli, in alto i forti. Al capo, potere e diritti, ai subalterni doveri, sottomissione, ubbidienza. Le piramidi egizie (o azteche) simboleggiano la disposizione naturale delle cose. Ed è struttura che ritorna negli eserciti dove ritrovi un capo, testa pensante e ordinante, in alto, i subalterni posti come gradini della scala gerarchica. In quasi tutte le società, la beccata dei polli è sostituita da forme larvate di verifica di potere.

   Dittature e tirannidi sono modelli naturali di struttura piramidale. Polizia e burocrazia sono braccia e gambe del potere.   

   I greci considerarono ingiuste le tirannidi e avanzarono il concetto di democrazia. Se la cosa pubblica è di tutti, deve essere gestita da tutti. Alla piramide sociale si sostituì il concetto di torta. Ad ogni cittadino spettava la gestione di una fettina di quel dolce potere. Nasce così il concetto di uguaglianza: uguali di fronte alle leggi (isonomia) uguali nel diritto di parola e nelle pubbliche assemblee (isotimia e isogoria). Da qui l’uso della clessidra. Prima di essere condannato, a Socrate fu concesso per difendersi un tempo uguale a quello del suo accusatore. Ma, i greci si tutelarono anche contro chi nel tempo acquisiva troppo potere. Pericle subì l’ostracismo non perché avesse amministrato male, né perché avesse rubato, o fatto votare leggi ad personam, ma solo perché troppo potente, e il potere fuori misura nelle mani di uno solo violentava il principio di uguaglianza.

    Fissato il concetto di democrazia, la cosa pubblica fu gestita (a turno) da tutti. Ma, nei fatti la piramide naturale non fu mai eliminata. La rivoluzione francese all’insegna della liberté, égalité e fraternité, si trasformò in dittatura napoleonica, la rivoluzione russa scivolò nella dittatura staliniana.

   Solo in Giappone, in virtù dell’assunto confucianesimo la piramide naturale non fu mai stravolta. Fu solo modificata in “piramide del rispetto”. L’inferiore nella scala sociale continuò a inchinarsi umilmente al superiore che fu consapevole di dovere rispetto a chi lo rispettava. Cosciente di lavorare per la società, e di avere una responsabilità morale per i propri subalterni. Lì, nella Terra del Sol Levante non esiste la democrazia nella accezione greca, ma qualcosa di diverso e di molto bello, rappresentato da forme di reciproca stima. 

   Se è vero che i Giapponesi hanno imparato la tecnologia dall’Occidente, forse anche per noi è giunto il momento di imparare qualcosa da loro. Il senso del dovere, l’onestà, il rispetto. Tutto comincia da una ipotesi.
                                                                  
                                                        Gino Carbonaro


2014/05/15

Sorriso, Sorridere (importanza del)


Elogio del sorriso
Importanza del sorriso
Viva il sorriso
Il sorriso fa buon sangue

di Gino Carbonaro

Il viso è lo specchio dell’anima. Tristezza, dolore, angoscia, paura, simpatia, soddisfazione, piacere di stare insieme si possono leggere sul viso degli uomini. Fra tutte le espressioni del viso, il pianto e il sorriso sono i più significativi. Il primo esprime disagio, sofferenza, dolore, il secondo esprime la gioia di vivere.
  
Nessuno ama stare accanto a chi ha una faccia da funerale, e dice il vero il proverbio cinese che recita: “Se non sai sorridere non aprire un negozio”. Come dire, se non sai sorridere, non puoi instaurare un rapporto positivo con gli altri. E tutta la vita è un continuo rapportarsi con gli altri.

Il sorriso è ammaliante. Misterioso. Anche perché non si riesce a coglierne l’essenza. Magico ancora perché innesca forte empatia fra persone che in uno scambio di sorrisi sono portati a sentirsi a proprio agio. Per questo si elogia una bella ragazza o un bel giovanotto dal sorriso smagliante. Giovinezza che nel sorriso gioisce e reclama la primavera della vita.

Il sorriso è segnato da una particolare postura delle labbra e delle guance, ma in realtà è rivelato da ciò che esprimono gli occhi che si illuminano per comunicare un messaggio gentile, una disponibilità, un possibile rapporto all’insegna della lealtà, della sincerità, della amicizia. Ed è proprio un sorriso amabile quello che allenta i meccanismi di difesa delle persone.

   Il proverbio cinese registra, dunque, una fondamentale verità dei rapporti umani. Se due persone non si accettano, l’espressione dei loro occhi sarà dura, fredda, tale da rivelare sentimenti di ostilità dichiarata, riuscendo a trasmettere il senso di un disprezzo, di una ostilità dichiarata.

 In psicologia, il sorriso viene considerato un meccanismo “propriocettivo” che fa parte del DNA, dunque dell’iniziale programma umano per esprimere gioia e benessere. Tanto si rileva nel bambino a pochi mesi dalla nascita. Sorriso come espressione di gioia di vivere e di amore nei confronti dei genitori, e di ciò che lo circonda. E tutti accolgono il candore di quel sorriso con altrettanta gioia- che-ricambia-gioia, e rinfranca lo spirito.

“Il sorriso fa buon sangue”, recita un proverbio nostrano. Il sorriso è termometro che misura stato d’animo e carattere di una persona, ma è anche termostato che modifica in meglio lo stato d’animo delle persone.

Si incontra un amico che ci chiede: “Come stai?” E, noi col sorriso sulle labbra rispondiamo: “Bene, grazie, e tu?”. Quella esternazione naturale e quel sorriso d’obbligo aprono il rapporto, lo suggellano, lo pongono su un letto di piume, mentre lo spirito sprigiona una carica gioiosa.

Necessario sorridere soprattutto negli uffici. Nei luoghi dove i rapporti umani sono intensi. L’impiegato che cerca gli occhi del cliente appena entrato nel negozio accogliendolo con un sorriso, la cassiera che nel registrare la spesa regala un sorriso al cliente, esprimono comportamenti che sono indice di rispetto, di gentilezza, di professionalità.

Un antico proverbio scozzese recita: “Sorridi e la vita ti sorriderà. Piangi e piangi solo”.

                                           Gino Carbonaro

2014/05/08

Pilozza Infiorata - Un B&B di Caltagirone (Sicily)



Lettera di complimenti 
ai Gestori de 
"La Pilozza Infiorata" 
a Caltagirone (Sicily)

Agnese & Giacomo ciao,

Ecco le nostre considerazioni 
sul Vostro B & B 
“La Pilozza Infiorata”



Accoglienza, fra amore e poesia

Siamo stati alla “Pilozza Infiorata” per tre notti e quattro giorni dal 29 aprile al 2 maggio 2014. L’ingresso nel vostro mini-appartamento “La Rosa”, due stanzette con ammezzato, è stato per noi amore a prima vista. Lindo, silenzioso, rifinito con gusto e amore, comodo.

Un vero “nido” ideale per ospitare in Luna di miele, soprattutto. Parlo proprio di Claire e del sottoscritto. Poco importa se abbiamo celebrato da un anno i nostri cinquant’anni da quando ci siamo incontrati.

Entrando in quello scrigno, ti accorgi subito che c’è tutto, e tutto è al suo posto, e tutto è pensato per offrire il meglio a viaggiatori stanchi che aspirano a vivere per qualche giorno una dimensione ideale, diversa.

Ed era questo il motivo della nostra breve visita a Caltagirone.

Il resto è stato una scoperta. I materassi nuovi e funzionali. Piumone sul letto. Quattro  cuscini di piume di cui due sovrapposti in colore rosso, esteticamente bellissimi, quadri sereni alle pareti, armadi comodi e persino un cucinino fornito di tutto, e un frigorifero nuovo ed efficiente. Ma il gioiello era il bagno. Di giusta misura, arredato con mattonelle di tutto gusto e fornito di asciugacapelli, riscaldamento elettrico e anche sapone e bagnoschiuma e shampoo per capelli. Tutto in abbondanza.

Poi la novita! La mattina siamo usciti e al ritorno abbiamo trovato il letto rifatto e le stanze messe a posto. Questo non è previsto in un B&B. Tutto, insomma, era clean & tidy. Il prezzo per il soggiorno? Qualche euro più di qualche altro B&B. Ma, ne valeva la pena.

Siamo tornati a casa nostra soddisfatti. Suggeriamo a chiunque di scegliere la Pilozza Infiorita. Vi accoglieranno i giovani ed entusiasti gestori: Madame Agnese Mascara & Monsieur Giacomo Lumìa.

Sapremo che hanno tre figli e stanno organizzando un salotto culturale nei loro locali. Tanti Auguri a tutti coloro che mirano in alto e offrono il massimo a ospiti che vengono da lontano.

Auguri e tanto successo.



da Claire Thomson & Gino Carbonaro 
(fra Scozia & Sicilia)    



P.S. Se tutti facessero come Voi, 
l’Italia sarebbe diversa!

2014/03/31

Arte inGrata "Liberi di.." Gianni Battaglia


Compagnia dell’Arte inGrata
“Liberi di…”

Spettacolo di Teatro-canzone

Regia di Gianni Battaglia


Considerazioni a margine di Gino Carbonaro



Il 27 marzo 2014, la compagnia dell’Arte inGrata, ha presentato “Liberi di…  spettacolo di Teatro-canzone
realizzato nel Teatro del Penitenziario di Ragusa.
Regia e progetto teatrale erano di Gianni Battaglia, su opportuno suggerimento del Direttore della Casa Circondariale dr. Santo Mortillaro e della dr.ssa Rosetta Noto, Capo Area Trattamentale e Coordinatrice del progetto.  Supporto molto importante è stato dato dalle  proff. Angela Barone, Giusy Sirena, Maria Stella,
docenti presso il Penitenziario di Ragusa
che nel Teatro del Penitenziario hanno recitato insieme ai Detenuti.
La scenografia era di Mariagrazia Zago, la coreografia di Pina Fiore.
La sarta era Angela Fontanella.
Musicisti:  Gianni Guastella, musicoterapeuta (canto, chitarra e direzione del coro), il fisarmonicista Giuseppe Sarta e il batterista Younes Mnasser. Al flauto Giusy Sirena.
Collaborazione tecnica e ottimizzaione interpretativa:
Alessandro Tambè.


ATTORI e interpreti, che calcano la scena:


Vincenzo Argentino
Francesco Asonte
Fabrizio Bella
Antonio Di Mari
Francesco Giliberto
Giovanni Giordano
Baldassarre Giunti
Carmelo Mirabella
Younes Mnasser
Marco Nuncibello
Andrea Sanna
Daniele Sapienza
Alessandro Tambè
Giovanni Vespa
e le tre professoresse sopra citate.



Lettera aperta al regista Gianni Battaglia


Gianni ciao,


Lo spettacolo?  Una sorpresa.
A partire dai titoli: “Arte inGrata…” “e Liberi di…”  
Un incanto. Una esperienza forte. Anzi fortissima.
Per me, per noi, per gli spettatori. Per tutti.


Lo "spettacolo" poteva essere guardato da molti punti di vista.
Ma, ce n'era uno importantissimo (punto di vista).
Il fatto che la performance teatrale si svolgeva all'interno di una Casa Circondariale.
Cioè in un carcere. E gli attori erano gli stessi Detenuti.
Cioè, persone che grondano umanità
e con le quali la collettività ha anche un debito,
che forse affiora nel profondo di ognuno di noi 
con un senso di colpa.


Mi viene in mente l'episodio dell'Adultera nel Vangelo di Marco.
I Farisei conducono davanti a Gesù una adultera sorpresa in fallo
e gli chiedono se ritiene che debba essere lapidata (cioè uccisa). Così come detta la (crudele) Legge di Mosè.


Gesù risponde: "Chi di voi è senza peccato scagli la prima pietra".
I Farisei si allontanarono.


Ora, noi, a modo nostro siamo Farisei.
Quando scagliamo le pietre delle condanne.


Tu rubi una mela al supermercato.
Una confezione di caramelle.
Vieni sorpreso “in fallo”, con il corpo del reato.
E sei punito. Se recidivo, vieni condannato.
Dura lex, summa iniuria.
Tu, impiegato del Comune, della ASL, della Provincia 
Regionale, della Regione Sicilia vai a fare la spesa
nelle ore di ufficio e rientri quando vuoi,
passi le mattinate a raccontare barzellette
ai tuoi colleghi d'ufficio,
non consegni in tempo i certificati che i cittadini
ti richiedono,
non rispondi al telefono,
spesso fai solo delle apparizioni
(in ufficio) come la Madonna Lourdes,
solo per far capire agli altri che vai a lavorare,
e sei protetto dai sindacati
nel tuo menefreghismo.
Per questo ritieni di non rubare,
di essere all'interno dei tuoi diritti,
(sconoscendo i tuoi doveri) 
e pertanto ritieni
di non sottrarre denaro dalla tasca di nessuno.
E invece, sei proprio tu quello che ruba 
e stai rubando, stai svuotando  
in modo strisciante 
le tasche del cittadino contribuente
ma.. nessuno se ne accorge,
nessuno lo nota,
nessuno ti denunzia e dunque
tu non vai in galera. 


E le cose vanno ancora peggio per
gli Alti Funzionari di uno Stato in crisi
vengono mensilmente sepolti da montagne di denaro pubblico. Stipendi d'oro! Decisi da "non-ladri".
Auto blu (650 mila in Italia) che servono persino alle Signore 
(dei funzionari) per fare shopping,
ma nessuno parla di furto
nessuno denunzia. 
L'uomo politico ruba a mani piene 
sulla buona fede di chi gli ha dato il voto
(e c'è chi gli tiene il sacco anche negli apparati di polizia)
ma questo non si chiama 
non è percepito come furto.

A stento e con finezza di stile,
quando qualcuno viene scoperto
si parla di "sottrazione indebita" di denaro pubblico.
Sottrazione indebita!
Un eufemismo! 

Originale, poi, 
il fatto che il "reato" (la indebita sottrazione) sia stato 
depenalizzato da Berlusconi e che lo stesso venga condannato a fare lavori socialmente utili.
Punizione terribile! Un miliardario condannato!
Assurdo! per il quale il cielo grida vendetta.

Come dire che sottrarre soldi ai cittadini
che lo hanno votato, non è reato.
Non è reato per chi è protetto dalla immunità parlamentare. Per chi gestisce il denaro degli altri e tradisce la fiducia dell'elettore dunque del cittadino. Ciò vuol dire che quando siamo al potere siamo liberi di rubare, pardon, di sottrarre indebitamente agli altri, quando quando questo tipo di reato dovrebbe essere  
punito come i reati di "Alto Tradimento".

Lentamente, ci abituiamo a credere che
il furto è solo quello della mela. Ritirare lo stipendio che non ti sei guadagnato?
E' diritto. Però?
Però ritieni di poter condannare chi ruba la mela
che magari vive l’angoscia di una realtà malata
o di una necessità.


E poi, si sa "La ragnatela acchiappa
gli insetti piccoli, mentre i calabroni la sfondano".
E ancora, nei tribunali, le leggi per gli amici 
si interpretano e per tutti gli altri si applicano.
Per i politici poi? I terribili arresti (!?) domiciliari.
All'interno delle loro lussuose ville con piscine,
sale biliardo, camerieri e confort di ogni genere.
Mentre chi tenta di rubare le elemosine 
all'interno delle Chiese deve sapere che
alle punizioni umane si aggiungeranno 
le punizioni divine.

Tanto è dimostrato dal fatto che le carceri sono piene di nullatenenti, di extracomunitari e di chi
non trova i soldi per pagare altri avvoltoi,
pardon gli avvocati
che salassano il portafoglio degli sventurati.
Perché è vero quello che dice il proverbio, 
che a li poviri e a li svinturati
ci chiovi nta lu culu anchi assittati. 

Ed è così che lentamente si cancella l'idea di giustizia 
ed è così si spacca la società.


Da una parte noi, i buoni, gli onesti,
i giudici, gli avvocati, i medici, i preti, 
i colletti bianchi, le persone perbene, 
le superpotenti anguille sociali
che riusciamo a districarci e a sgusciare 
in questa liquida giungla sociale, 
perché è vero che 
cu' navi dinari e amicizia 
si teni ntra lu culu la giustizia"
e in caso di reato 
non fanno neppure mezz'ora di carcere.
Dall'altra parte i cattivi,
i "pregiudicati".
Coloro che vengono relegati 
quasi sempre dimenticati
in un penitenziario.


Perché? Perché, solo loro sono colpevoli!
Quelli che sono detenuti all’interno di un carcere.
Cioè i deboli. 
Poi? Di tutte le erbe un fascio.
I mass media: giornali, televisione, e vox populi, fanno il resto. Fango per tutti..


E, la nostra coscienza? 
E' a posto. 
I nostri sogni?  
Tranquilli.

Nella nostra mente non c'è spazio per pensare ai perdenti.
Senza di loro la società si sente purificata dei propri peccati,
e non fa quasi impressione che un 
Primo Ministro pluri-denunziato per decine di reati gravi, 
non abbia sentito manco l'odore della galera,  
dimostrando con ciò che la giustizia è una favola da raccontare ai cittadini.

Ma, le cose purtroppo stanno proprio così.

E, per cortesia, non parlare di "rieducazione",
perché non vedo chi può insegnare a chi, né chi sarebbe il ri-educatore. Forse, potremmo chiamare come maestro
Marcello Dell'Utri o il senatore Scialoja o un politico come Galan che si bontà sua si è caricato uno stipendio di 1.000.000 (leggasi un milione) di euro l'anno 
nell'imbroglio della Mose di Venezia. Ma questi si sa "non" sono destinati ad entrare nelle patrie galere.


Invece, una lezione di umanità 
l'hai data Tu, caro Gianni,
l’avete data Voi con la vostra idea,
con il vostro progetto,
con tutto lo staff che ha collaborato.

Mi riferisco ovviamente/certamente/sicuramente
“in primis” al coraggiosissimo
Direttore ("D" maiuscola) della Casa Circ.,
al dr. Santo Mortillaro
che ha ratificato e sostenuto l’idea.
E ancora alla dr.ssa Rosetta Noto.


Ho ancora  negli occhi
l’immagine della Signora Rosetta Noto  
che alla fine dello spettacolo
era commossa
e, tra le "ovazioni" di un pubblico commosso,  
non sapeva chi ringraziare.
Se il regista, se il pubblico,
se lo staff.. e gli stessi Detenuti.


Ma era sinceramente felice, anzi commossa,
per essere riuscita (in questa società infida)
a realizzare forse un suo sogno nel cassetto.
Quello di far sentire ai reclusi che qualcuno
pensa a loro.


Ma, tornando al Vangelo, Lui,  il direttore Mortillaro
e tutti Voi, ai miei occhi, ai nostri occhi,  
siete stati i buoni Samaritani
che vengono incontro a chi ha bisogno.
A chi ha bisogno di ricostruire la immagine lacerata di se stesso.


La lezione? E' di etica. Di mo-ra-le,
la cui parola è
per i 4/5 anagramma di a-mo-re.  


Voi avete convocato i vostri potenziali attori.
Avete esposto il progetto.
Li avete coinvolti.
Li avete fatti uscire dalle loro celle,
dove lontani dal mondo sono dimenticati dalla società
e li avete chiamati per nome,
li avete fatti diventare parte di noi.


Avete costruito un cenacolo.
Con loro avete dialogato. Avete camminato insieme.
Avete messo in pratica l'astratto concetto di rispetto, 
di dignità e di amore.


Ma, in questo pomeriggio, un ruolo importante è stato rappresentato dal pubblico che è stato invitato a visitare il Penitenziario ed è venuto incontro a loro.


Le porte del carcere si sono aperte con cautela e discrezione
e un vento di umanità è venuto a vivificare la bellezza del vostro progetto.
Qui ci viene in aiuto il Profeta. Se Maometto non va alla montagna, la montagna va a Maometto. Così, quella sala che fungeva da Teatro, per qualche ora si è trasformata in un Tempio, e tutti i presenti abbiamo partecipato a un rito. Religioso. E l'atmosfera era sacrale, gioiosa.
Di riscatto.


A questo punto, l'evento chiama in causa la filosofia.
Il senso dell'esistere. I rapporti degli umani. Fra di loro. I rischi che si corrono nel navigare in acque sconosciute.


Per questo, io non riuscivo a vedere la forma dello spettacolo,
i suoi equilibri estetici, assorbito come ero nel godere la bellezza del contenuto. E la gioia dei Detenuti.


Ma tu, Gianni sei stato grande. 
(.. e grande è stato anche Gianni Guastella)
Perché, come sarti di professione
avete cucito un vestito su misura ai vostri interlocutori,
così come suggeriva la dr.ssa Noto.


E avete fatto come la madre di Pulcinella. Che non potendo fare diversamente ha preso frammenti di  stoffa e li ha cuciti insieme per creare un capolavoro di vestito. 

Così hai fatto proprio tu.
Così avete fatto tutti voi.

Dal nulla, dal niente, avete fatto una poesia.
Una sola poesia? Un verso per ciascuno degli attori.
Soluzione geniale e funzionale che creava una comunione fra i protagonisti. Dico fra i Detenuti.
Alla fine, il vestito.
Bellissimo.  
 
Mi fermo. Per dirti, mio caro amico, 
che se tutti facessero come Voi,
come ha suggerito il Direttore, come ha consigliato
la dr.ssa Rosetta Noto,
il mondo sarebbe diverso.


In ogni caso, dopo questo esperimento
nessuno sarà più lo stesso.


A ragione, i Giapponesi dicono: "Ichi go, ichi e".
"Dopo ogni incontro, nessuno è lo stesso di prima".


Con la stima di sempre e i miei complimenti a tutti..
Al Direttore Mortillaro per primo, alla dr.ssa Noto,
agli orchestrali, Gianni Guastella  e Giuseppe Sarta,
al delicato batterista, Younes Mnasser, alle tre attrici e cantanti, Angela Barone, Giusy Sirena, Maria Stella, bravissime, ai Detenuti, e ancora
ai militari, gentilissimi e forse anche loro contenti
per avere contribuito alla realizzazione di evento non comune, grande, bellissimo, per la sua umanità.
Per tutti. Grazie ancora,


Gino Carbonaro  
a Gianni (sempre in) Battaglia.
Sempre in prima linea.
 
P.S. Quando incontri il dr. Mortillaro, la dr.ssa Noto, le proff.,  gli orchestrali, i (cosiddetti) Detenuti salutali tutti  a nome mio e ringraziali anche a nome di Claire, mia moglie, che era commossa non poco alla fine dello spettacolo.
Se hai bisogno di me, sono a tua disposizione. Vedi se puoi organizzare per loro qualcosa che richiama il materiale della "Donna nei Proverbi". Fai vestire da donna qualche detenuto.
    


Risposta di Gianni Battaglia 
al mio email e alle mie considerazioni
     
Carissimo grande Gino, grande sempre, grande come sempre. Hai letto tanto in questo progetto, molto di più sicuramente di quanto siamo riusciti a leggervi noi che pure vi abbiamo lavorato. Ho aperto la posta elettronica qualche minuto fa perché nel corso della serata sono stato distratto da altre cose. E questa riflessione tua l'ho "bevuta" d'un soffio. Domani mattina la rileggo con calma perché di essa non voglio perdere nulla: è troppo ricca di spunti e di motivi umani, filosofici, estetici... per ritenerla una semplice riflessione da "dopospettacolo". E un saluto anche alla signora Claire nei cui occhi, quando ci siamo salutati, ho letto una densità di contenuti che si riscontrano solo in persone di grande spessore umano e riflessivo. Un abbraccio. A domani
Grazie, grazie
Gianni.